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Mostra "Mattia Preti dipinge San Sebastiano"
Crotone, Castello Carlo V
22 ottobre 2015 / 10 novembre2015

Reggio Calabria, Palazzo Foti

13 novembre 2015 / 10 dicembre 2015 

La mostra Mattia Preti dipinge San Sebastiano promossa in occasione del IV centenario della nascita del pittore calabrese dalla Regione Calabria e dal Segretariato Regionale MiBACT per la Calabria con il coordinamento scientifico del Polo Museale della Calabria
e della Soprintendenza per le Belle Arti e Paesaggio della Calabria, mette a confronto quattro dipinti del Cavalier calabrese che vanno dalla fine degli anni Cinquanta del Seicento fino al 1687.

Le numerose interpretazioni del soggetto che Mattia Preti realizza in oltre trent’anni di carriera consentono di cogliere aspetti peculiari dell’evolversi del percorso artistico del pittore, del mutare dei modelli e dei contesti, nonchè il significativo variare della sensibilità espressiva in un arco di tempo ben definito.

Mattia Preti nasce a Taverna, paese della Calabria Ulteriore, il cui patrono è san Sebastiano: ha così origine lo speciale legame che unisce l’artista al martire cristiano. Legame fatto di storia, tradizione e devozione, che porterà il pittore a confrontarsi con la figura del santo, dipinto con ispirato talento, supplicato nel corso delle due epidemie di peste cui Preti sopravvisse (la prima nel 1656 a Napoli e successivamente a Malta nel 1676) ed evocato con nostalgico affetto negli anni della vecchiaia.

La prima versione nota, custodita nel Museo Nazionale di Capodimonte (fig. 1), risale al soggiorno napoletano di Preti dopo la pestilenza del 1656. Secondo Bernardo De Dominici, biografo del pittore, la tela sarebbe stata commissionata dalle suore del convento di San Sebastiano di Napoli che, non soddisfatte del risultato finale, rifiutarono il dipinto: la figura venne giudicata grossolana e priva di quella bellezza che è propria di un corpo nobile. L’artista donò allora il quadro ad un ‘gentiluomo’ che lo destinò alla chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori dove rimase fino al 1976. Il dipinto raffigura il momento del martirio del santo che, accasciato su di un gradino con le braccia sollevate legate al tronco di un albero spezzato, giace agonizzante trafitto dalle frecce dei suoi aguzzini.
La penombra della notte isola la figura esaltata da un fascio di luce proveniente dall’alto; il martire rivolge il suo sguardo fiducioso verso la mistica fonte luminosa, invocando la Grazia che scende dal cielo squarciando le tenebre.

Il San Sebastiano di Capodimonte è esempio eccellente del modo in cui l’artista si confronta col realismo caravaggesco, interpretando il variare dei lumi, il prevalere degli scuri, il taglio in diagonale della composizione e l’inquadramento dal basso che tanto rinviano alla lezione del Merisi.

Simile alla versione di Capodimonte è il Martirio di san Sebastiano della collezione Caylus Gallery di Madrid realizzato presumibilmente negli stessi anni del soggiorno napoletano (fig. 2). Anche in quest’opera la figura del santo è posta in tralice e il taglio prospettico prevede una visione dal basso che ne accentua la monumentalità; il contrasto dei chiaroscuri è più netto e la composizione si arricchisce di elementi che ampliano il contesto dello scenario e lo sviluppo narrativo della raffigurazione.

Anche la tela della Galleria Nazionale di Cosenza (fig. 3) è caratterizzata da un efficace contrasto chiaroscurale e condivide con le precedenti prove l’impostazione prospettica e la capacità di costruire i volumi del corpo scolpendo le forme attraverso l’uso della
luce radente.
La varietà dei colori è incrementata con l’aggiunta di toni più caldi e la materia pittorica si fa più corposa stemperando i profili delle linee d’ombra e il fitto addensarsi di nubi sullo sfondo.

Al clima di raccolta meditazione che nella versione di Capodimonte istituisce un intimo e singolare dialogo fra il santo e lo spettatore, nel dipinto di Cosenza si sovrappone un puntuale elemento descrittivo che coglie l’istante in cui, all’orizzonte, gli arcieri tendono l’arco per scoccare le frecce, amplificando la tensione drammatica della scena.

Trascorre quasi un decennio prima che Mattia Preti torni a confrontarsi con il tema del martirio di san Sebastiano. L’occasione coincide con l’assegnazione del progetto per la chiesa di Sarria nel sobborgo di Floriana presso La Valletta a Malta e del quale il Cavalier calabrese, ormai stabilmente residente sull’isola, è assoluto protagonista incaricato del disegno architettonico e del ciclo pittorico dedicato alla Vergine e ai santi (fig. 4).
L’immagine di San Sebastiano appare lontana dalle composizioni precedenti e,abbandonati i netti contrasti chiaroscurali, ci troviamo di fronte ad un ampio recupero del colore. Il santo è raffigurato in piedi non più accasciato e travolto dal peso del proprio corpo e la figura seppure legata ad un albero è caratterizzata da un inedito dinamismo, accentuato dal taglio diagonale della visione prospettica. Il martirio non è più un avvenimento isolato, ma una pubblica dichiarazione di Fede alla quale assiste una folla di personaggi.

Oltre dieci anni più tardi Mattia Preti, nel 1687, realizza una nuova pala d’altare dedicata al santo per farne dono al proprio paese d’origine. Il dipinto di Taverna per la chiesa di San Domenico costituisce un’altra evoluzione nel modo di rappresentare la scena del supplizio: la gamma cromatica torna a ridursi privilegiando i toni della terra d’ombra e degli ocra, armonizzati con tenui varianti delle
tinte giallo-dorate e dei celesti spenti (fig. 5). La figura del santo non è più quella di un giovane aitante ma di un uomo maturo che sembra contorcersi nel tentativo di liberare il corpo imbrigliato dalle funi, mentre il volto invoca l’aiuto divino.

In quest’opera tarda ritroviamo tutti gli elementi della tradizione iconografica presenti nelle versioni precedenti, tuttavia c’è una minore attenzione alla resa dei dettagli e sembra prevalere il tentativo di evocare le componenti di un ambito storico ben preciso. La scena del
martirio non è più isolata, ma immersa in un paesaggio urbano nel quale si possono riconoscere il profilo del Pantheon e del Colosseo oltre le cime dei cipressi. Il pittore colloca l’episodio dove realmente si svolse e Roma e i suoi monumenti antichi fanno da testimoni al supplizio.

Un’ulteriore versione del martirio, attribuita al Cavalier calabrese e legata cronologicamente alla pala per San Domenico, è costituita dalla piccola tela della Banca del Credito Cooperativo della Sila Piccola, oggi conservata nel Museo civico di Taverna (fig. 6) e ritenuta suo bozzetto di studio. Si tratterebbe di una rappresentazione poi non utilizzata in cui l’artista raffigura un giovane san Sebastiano in piedi, legato ad un albero e colpito dalle frecce. Una variante, meno articolata rispetto all’opera di San Domenico, nella quale si riconosce il tentativo di armonizzare la figura con il paesaggio retrostante, semplificando il contesto naturale, fatto di coltri di nubi scure e squarci
luminosi, che rinvia alle precedenti versioni.

Promossa dalla Regione Calabria e dal Segretariato Regionale MiBACT per la Calabria
con il coordinamento scientifico del Polo Museale della Calabria
e della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Calabria

Progettazione allestimento

Francesco Vonella

Testi
Nella Mari e Giuseppe Mantella

Coordinamento
Patrizia Barbuscio, Marta Mori

Revisione testi
Patrizia Carravetta

Supporto scientifico,
ricerca bibliografica e documentaria

Sante Guido, Chiara Cozzi,
Melissa Acquesta, Gemma-Anais Principe

Ufficio autorizzazioni mostre e prestiti
Belmira De Rango

Segreteria organizzativa
Patrizia Barbuscio, Maria Mallemace,
Vittoria Mallemace, Antonella Vincitore

Ufficio stampa
Silvio Rubens Vivone, Patrizia Carravetta

Elaborazione grafica
Gemma-Anais Principe

Foto
Archivio Pretiano - Museo Civico di Taverna
Archivio Soprintendenza Belle Arti
e Paesaggio della Calabria

Revisione conservativa delle opere
Ditta Restauro opere d’arte di
Sante Guido e Giuseppe Mantella
Polilaboratorio per l’Arte, la Conservazione
e il Restauro “Mattia Preti” - Taverna

Supporti esplicativi
Progetto 5

Strutture espositive
Ditta Ivan Rotundo - Catanzaro

Assicurazione e trasporto
Ditta Allestimenti museali
di Floridia Giuseppe

Illuminotecnica
Ditta G.I.M.E. - Crotone

Crediti
Ambasciata d’Italia a Malta
Ambasciata di Malta in Italia
Superintendence of Cultural Heritage
Malta University of Malta - International
Institute for Baroque Studies
Provincia di Reggio Calabria
Museo archeologico nazionale di Crotone
Galleria Nazionale di Cosenza
Comune di Taverna
Comune di Crotone
Museo civico di Taverna
Banca Credito Cooperativo della
Sila Piccola

Si ringraziano
Regione Calabria
Mario Oliverio, governatore
Pasquale Anastasi, direttore generale
Dipartimento Cultura
Armando Pagliaro, dirigente
Settore Cultura

Provincia di Reggio Calabria
Giuseppe Raffa, presidente
Edoardo Lamberti Castronuovo,
assessore alla Cultura e alla Legalità

Comune di Crotone
Vincenzo Scalera, dirigente settore 6

Museo Archeologico Nazionale di Crotone
Gregorio Aversa, direttore

Biblioteca Comunale di Crotone
Luciana Proietto, direttore
Il personale e gli addetti al Servizio di
Vigilanza del Museo archeologico nazionale
di Crotone e del Museo civico di Crotone

Le allieve del corso per guide turistiche
della Provincia di Reggio Calabria
 

fig. 1

fig. 2

fig. 3
 

 

fig. 4

fig. 5

fig. 6